28 luglio 2010

3 settembre 2010

POLEMICHE. Dopo lo stop al provvedimento di Udc e Pdl, i «lumbard» hanno presentato una proposta di legge

La Lega gioca da sola sulla deroghe

«Il nostro provvedimento è al riparo dalle obiezioni» Quadrini: «Bassa politica» Girelli: «Solo promesse»
In Regione è scoppiata una vera e propria guerra politica sulla questione della caccia in deroga (la possibilità di abbattere in piccole quantità, specie protette quali storno, fringuello, peppola, pispola, prispolone e frosone). Ogni anno la Regione prepara una legge ad hoc (nonostante la spada di Damocle delle sanzioni Ue) e quest’anno la legge sulle deroghe l’avevano preparata i consiglieri regionali Bettoni e Quadrini dell’Udc e Saffioti (Pdl): ma il 14 luglio in commissione Agricoltura non era passata per l’abbandono dell’aula della Lega Nord. E proprio l’altro ieri la Lega ha presentato una sua proposta di legge (firmata anche da Carlo Saffioti) destinata a scalzare quella dell’Udc. La si discute il 7 in commissione agricoltura e il 14 settembre in consiglio regionale (con validità nel giro di una settimana, dopo la pubblicazione sul Burl). L’atteggiamento della Lega ha mandato su tutte le furie il bresciano Gianmarco Quadrini, che parla di «bassa politica», di «squallidi giochetti per mettere il proprio timbro sulla legge, per evidenti fini elettorali». Dure parole anche da Gianantonio Girelli (Pd), altro consigliere bresciano d’opposizione: «Noi appoggiavamo la legge sulle deroghe ma per beghe interne alla maggioranza la discussione è saltata. Lega e Pdl sulla caccia dovrebbero smetterla di fare i primi della classe perché si sono dimostrati dei somari, non affrontando le emergenze, in spregio a migliaia di cacciatori».
La Lega: «La nostra proposta tiene conto di tutte le indicazioni contenute nella relazione della commissione di esperti istituita dalla Giunta regionale – spiegano i leghisti eletti nel Bresciano Alessandro Marelli, Renzo Bossi e Pierluigi Toscani – si è cercato quindi di non ripetere gli errori che hanno reso attaccabili i precedenti provvedimenti dalle sentenze dell’Unione Europea. La Lega non ha mai abbandonato il mondo venatorio, ma ha evitato di portare avanti provvedimenti demagogici che non avrebbero avuto la possibilità di arrivare al traguardo e con i quali avremmo avuto la certezza di sanzioni comunitarie immediate o sentenze di annullamento. Il progetto di legge che precedentemente era giunto in commissione (quello dell’Udc, ndr) non poteva trovare il nostro appoggio poiché era strumentale alla finalità di percepire un consenso immediato senza la possibilità di giungere a una reale soluzione del problema».
Furente Quadrini: «La Lega pensa che il consenso elettorale dei cacciatori sia una loro esclusiva. Questa proposta credo sia un modo maldestro di mettere una toppa ad un buco fatto a luglio, quando Pdl e Lega non avevano nessuna intenzione di presentare un provvedimento della caccia in deroga. Per questo l’Udc ha presentato una sua proposta di legge, pensando ai cacciatori». Girelli (Pd) invece invita ad uscire da questa corsa contro il tempo che si ripresenta ogni anno all’inizio della stagione venatoria e accusa Regione e Ministero: «Sulle deroghe tutti gli anni ci si trova a lavorare in emergenza a causa della mancata chiarezza a livello nazionale, per colpa del Ministero ma anche della Regione che deve avere il coraggio di fare una legge quadro mediando con le associazioni ambientaliste. È ora di finirla di promettere in campagna elettorale mari e monti e poi disattendere le promesse». Proprio la mancanza di una legge sulle deroghe e di dati aggiornati e precisi sui prelievi «può far incorrere in salatissime sanzioni dell’Unione europea».P.G.

1 settembre 2010

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26 agosto 2010

Il giorno del gattopardo

E così il vertice di Villa Campari sancisce la conservazione dell’esistente, nessuna modifica allo status quo, niente elezioni anticipate, niente apertura della maggioranza al centro. Niente. Tutto resta cheto come le acque del lago Maggiore su cui si specchia la villa di Lesa. Bossi e Berlusconi e con loro i ministri Tremonti, Calderoli e Maroni, la vicepresidente del Senato Rosi Mauro, il capogruppo al Senato Federico Bricolo e il governatore del Piemonte, Roberto Cota.

È il capo della Lega Umberto Bossi a comunicare qualche minuto dopo le 15 – la riunione con s’è conclusa da pochi minuti – che tutto procede normalmente: «Andiamo avanti così, senza elezioni e senza Casini per realizzare il programma». Un fumata bianca che non accontenta nessuno: non Berlusconi che si vede chiusa la porta ai centristi, non Bossi a cui il voto avrebbe consentito di conquistare un’egemonia nel nord all’interno del centrodestra, non Tremonti che – riferiscono fonti del Pdl – nel pranzo sarebbe stato il più insistente nel chiedere il voto anticipato. Daniele Capezzone si affretta invece a dare una pettinatura conveniente al nulla di fatto del vertice, al fallimento del tentativo berlusconiano di portare Bossi a più miti consigli riguardo l’allargamento dell’area di governo e al fallimento di Bossi di andare al voto tra novembre e dicembre. «Ancora una volta, dal Premier, dal Pdl e dagli alleati della Lega – dice Capezzone – viene una prova di responsabilità verso il Paese e di chiarezza nella definizione di un percorso politico. Gli italiani hanno votato per Berlusconi e la maggioranza farà di tutto per proseguire la sua opera riformatrice per tutta la legislatura, come gli elettori hanno deciso». Ed è sull’azione riformatrice che Confindustria fa sapere, per voce del suo presidente Emma Marcegaglia, che giudicherà l’operato del governo: «Se il governo deciderà di andare avanti sulle riforme lo sosterremo, se invece non farà le riforme lo considereremo un tradimento verso la gente».

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24 agosto 2010

Governo: Buttiglione, capisco Bossi sente che pallino gli sfugge

“Umberto Bossi ha paura perche’ sente che il Centro cresce e la Lega perde la sua decisivita’. Vuole elezioni anticipate nella speranza di fermare la crescita del Centro: sente che questo Centro e’ il futuro e lui non vuole essere relegato nel passato. Sa che siamo noi che decideremo al momento opportuno se fare un altro governo oppure no”.

Lo ha dichiarato il presidente dell’Udc,on. Rocco Buttiglione.(

24 agosto 2010

Governo: Casini, come Berlusconi anche noi leali a elettori

‘Berlusconi dice che bisogna essere leali con i propri elettori. Bene, questo vale anche per me’. Lo ha detto a Vibo Valentia il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.

‘Gli elettori, due anni fa – ha aggiunto – mi hanno collocato all’opposizione e hanno chiesto a Berlusconi di governare. Percio’ Berlusconi governi, mentre noi, all’opposizione, faremo il nostro dovere, prendendo atto delle cose buone che il Governo dovesse fare ed evidenziando cio’ che non riesce a realizzare’.

‘Noi non siamo nemici di Berlusconi – ha concluso Casini – siamo semplicemente un’altra cosa. Quindi Bossi stia tranquillo, noi siamo leali con gli elettori’.

10 agosto 2010

IN REGIONE. È saltato l’esame nella commissione Agricoltura Maretta nel centrodestra, slitta il voto per le specie in deroga

 Quest’anno, più che in passato, appare molto travagliato l’iter legislativo che porterà il Pirellone ad approvare la caccia di specie in deroga, qualche giorno prima dell’inizio della stagione venatoria. Sì, perchè dopo che i consiglieri regionali Bettoni, quadrini e Saffioti hanno presentato il 14 luglio una proposta di legge per cacciare in deroga storno, fringuello, peppola, pispola, prispolone e frosone, una settimana dopo in commissione Agricoltura la discussione è saltata con il Pdl e la Lega Nord che hanno abbandonato l’aula. Il motivo? Secondo l’opposizione sarebbe tutto politico. Questioni interne alla maggioranza e in particolare al ruolo dell’Ispra (l’ex istituto nazionale fauna selvatica).
Fatto sta che la proposta di legge di iniziativa consiliare (la numero 37) è stata rinviata al 14 settembre. Un ritardo non certo gradito al mondo venatorio bresciano, che il 28 luglio in conferenza stampa ha sparato a zero sul centrodestra e le promesse non mantenute.
Adesso è una corsa contro il tempo: il 7 settembre si riunisce la commissione Agricoltura, il 15 il provvedimento va in Consiglio. Anche se i proponenti (tra cui il bresciano Gianmarco quadrini) hanno chiesto la procedura d’urgenza difficilmente verrà pubblicata sul Burl prima dell’inizio della stagione (19 settembre). Un pasticciaccio che i cacciatori non hanno affatto gradito. Stando al calendario provinciale, ieri l’assessore Sala ha invitato la Regione «a risolvere il problema delle deroghe. Noi sia pronti ad attivarle non appena approvate»

10 agosto 2010

«Senza Udc la coalizione non ha la maggioranza»

 «Da quando l’Adc è uscita noi abbiamo aumentato i voti» Appello di Orto: «Accantoniamo la politica e amministriamo»
A Gianmarco Quadrini, segretario provinciale dell’Udc, non sono piaciute le dichiarazioni di Fabio Rolfi, vicesindaco della Lega, e di Saulo Maffezzoni segretario cittadino dell’Alleanza di centro. Rolfi ha invitato l’Adc al tavolo dell’ormai prossima verifica di maggioranza in Loggia, e ha detto a chiare lettere che non si capisce cosa resti a fare in maggioranza l’Udc che, alle elezioni del 2013, non farà più parte della coalizione.
L’UDC NON CI STA a fare la parte del non gradito ospite e Quadrini ribatte: «Non ho capito se la Lega vuole giocare al cambio di vocali, passando dall’Udc all’Adc. Non credo che le due sigle diano lo stesso risultato in termini di consenso. Personalmente constato che da quando l’Adc è uscita, i consensi dell’Udc in città alle provinciali e alle regionali sono aumentati, e siamo andati molto meglio di quando c’erano loro. Le dichiarazioni bellicose non mi preoccupano, poi, se a farle per l’Adc è Saulo Maffezzoni, che ha cambiato tre partiti in due anni».
Dopo le frecciate, il ragionamento politico: «Sono stato il primo – rivendica Quadrini – ad avanzare l’idea di un confronto serio fra i partiti che formano la maggioranza, e a chiedere un cambio di passo alla giunta. Vedo che Rolfi ha chiesto la stessa cosa con un’intervista di cui condivido molti passi, altri meno. Mi sorprende che ora, dopo pochi giorni, venga giudicato non utile e non propositivo il ruolo dell’Udc nella coalizione. E che la Lega, più che a un cambio di passo, pensi a un cambio in corsa di coalizione. Tutto questo lo vedremo al tavolo della verifica: io, per me, sono interessato a ragionare sulle questioni programmatiche».
Infine, il tentativo di Quadrini di smorzare i toni della polemica: «Ho l’impressione che siccome l’Adc alle regionali ha portato i suoi pochi voti alla Lega, la Lega volesse dare qualche riconoscimento all’Adc. Se fossi al posto della Lega però sarei più prudente, visti i chiari di luna nazionali e visto un dato di fatto nell’orientamento elettorale della città: e cioè che senza l’Udc al 51% non si arriva».
ANCHE L’ASSESSORE Nicola Orto, elencando l’attività svolta da lui e dai consiglieri Andrea Bonetti e Giovanni Aliprandi (oltre a quelli di circoscrizione), replica recuperando il giudizio positivo che sindaco e vicesindaco hanno dato sull’operato della giunta. E aggiunge un invito all’unità: «Il nostro impegno dovrebbe orientarci verso una collaborazione di forze di maggioranza e minoranza, incluse le liste civiche da sempre dotate di grande spirito di apparteneza al territorio, senza escludere nuove realtà politiche come Futuro e Libertà per l’Italia che annoverano tra le proprie file rappresentanti d grande calibro, attuando quindi una politica di inclusione anzichè proporre “sfratti anticipati” sui quotidiani».
Orto invita a mantenere «Un clima di corresponsabilità garantendo agli elettori la possibilità di esprimersi liberamente. I valori legati al lavoro, casa, scuola, salute e sviluppo economico, che in questa fase destabilizzano le nostre famiglie, coinvolgono tutti, non solo la maggioranza e possono essere affrontati con il medesimo impegno e determinazione che hanno caratterizzato, finoad ora, e continueranno a caratterizzare il mio lavoro e quello di chi insieme a me si impegna ad amministrare la nostra città». Conclude con un invito ad accantonare le strategie politiche e a guardare principalmente all’attività amministrativa.
Prende le distanze dalle dichiarazioni di Saulo Maffezzoni anche il segretario provinciale del Psi Maria Cipriano precisando che nella formazione Alleanza di Centro non ci sono socialisti: «Tra i possibili alleati e interlocutori del mio partito non viene certo annoverata la Lega, nè ci sono neo formazioni di destra che vedono perfino l’Udc come pericolosa forza sovversiva».

6 agosto 2010

Corte conti: debiti Comuni alle stelle

 Allarme della Corte dei Conti per l’indebitamento degli enti locali, specie nei Comuni: debito finanziario di quest’ultimi e’ oltre 62 mld’. ‘Il ricorso dell’indebitamento e’ in forte crescita, avverte la magistratura contabile precisando che il debito finanziario dei comuni supera appunto i 62 miliardi e che aumentano le amministrazioni locali con ‘squilibri economico-finanziari’.Piu’ spinta e’ la crescita del debito delle province che raggiunge quasi 11,5 miliardi”.

4 agosto 2010

Governo/ Oggi voto su Caliendo, nasce l’asse Fini-Casini-Rutelli

Si asterranno sulla mozione di sfiducia oggi al voto alla Camera contro Giacomo Caliendo. Per ora, nessuno vuole parlare di “terzo polo” ma di “un’area di responsabilità” che in Parlamento convergerà non solo sull’astensione, ma “da settembre-ottobre” anche su altri temi. Ma è certo che il ‘patto’ siglato tra Futuro e Libertà, Udc, Alleanza per l’Italia e Movimento per le Autonomie è una mossa politica orchestrata da Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli per scongiurare l’ipotesi del voto e dimostrare al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che sarebbe possibile una maggioranza alternativa in Parlamento. Berlusconi del resto ha annunciato che sarà presente in aula per il voto. Al primo “incidente” si va alle urne aveva detto il presidente del Consiglio minacciando i dissidenti finiani. Invece col voto “sarà evidente al paese che questo governo non ha più la maggioranza”, spiega un rutelliano. I numeri dell’Assemblea di Montecitorio, infatti, parlano chiaro: stando ai posizionamenti dichiarati fino ad ora, le astensioni domani toccheranno quota 84, i voti a favore della sfiducia saranno 230, quelli contrari 304. E’ evidente che se gli 84 ‘moderati’ votassero con i democratici e con Antonio Di Pietro, Caliendo – indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3 – sarebbe sfiduciato. Manovre politiche: non accadrà perché né Fini, né Rutelli, né Casini vogliono che si verifichi ‘l’incidente’. E poi c’è un centro tutto da costruire: l’area che nasce sotto il cielo della mozione Caliendo, infatti, ha di fronte a sé una strada tutt’altro che segnata. Intanto, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, sulla nascita di un eventuale governo di transizione apre a una premiership di Giulio Tremonti, perché bisogna “rimettersi alle decisioni del capo dello Stato” ma l’ipotesi è “un’evenienza più sensata che andare a confrontarsi con questo meccanismo elettorale”.

30 luglio 2010

Fini scende dal predellino

«Manteniamo fede al mandato degli elettori. Non vuol dire che si debba per forza stare nello stesso gruppo». È quello che Gianfranco Fini spiega ai fedelissimi prima che vada in scena il «processo indiziario» a suo carico, all’ufficio di presidenza del Pdl. La condanna nei suoi confronti sarà durissima, alla fine: viene giudicato, prima di tutto, «incompatibile» con il partito. Poi viene messo in discussione «il suo ruolo di garanzia come presidente della Camera». Quindi una lunga serie di accuse sulla linea adottata in questi mesi dall’ex leader di An. Passano pochi minuti e Berlusconi in conferenza stampa rincara la dose: «Non tollero più il dissenso: ci saranno iniziative dei parlamentari perché Fini lasci la presidenza di Montecitorio». Gli chiedono se tutto questo possa mettere in pericolo il governo: «Non credo proprio», risponde il Cavaliere.

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