30 luglio 2010
Fini scende dal predellino
«Manteniamo fede al mandato degli elettori. Non vuol dire che si debba per forza stare nello stesso gruppo». È quello che Gianfranco Fini spiega ai fedelissimi prima che vada in scena il «processo indiziario» a suo carico, all’ufficio di presidenza del Pdl. La condanna nei suoi confronti sarà durissima, alla fine: viene giudicato, prima di tutto, «incompatibile» con il partito. Poi viene messo in discussione «il suo ruolo di garanzia come presidente della Camera». Quindi una lunga serie di accuse sulla linea adottata in questi mesi dall’ex leader di An. Passano pochi minuti e Berlusconi in conferenza stampa rincara la dose: «Non tollero più il dissenso: ci saranno iniziative dei parlamentari perché Fini lasci la presidenza di Montecitorio». Gli chiedono se tutto questo possa mettere in pericolo il governo: «Non credo proprio», risponde il Cavaliere.
29 luglio 2010
MANOVRA: MANTINI, ACCOLTA PROPOSTA UDC PER I PROFESSIONISTI
«È stato approvato oggi dalla Camera l’ordine del giorno alla manovra finanziaria che impegna il governo a estendere ai professionisti la possibilità, già prevista per le imprese, di compensare i crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione con gli eventuali debiti iscritti al ruolo». È quanto afferma il deputato dell’Udc, Pierluigi Mantini.
«La misura – sottolinea l’esponente centrista – consentirà anche ai professionisti di compensare eventuali debiti fiscali nei confronti di Equitalia Spa certificando i crediti certi ed esigibili dalla Pubblica Amministrazione che dilaziona nel lungo periodo i pagamenti per i servizi professionali già ricevuti».
«È un impegno molto importante – rimarca Mantini – perché i mondi delle professioni, tradizionali e nuovi, investiti pesantemente dalla crisi, sono un settore centrale del mercato del lavoro nell’economia della conoscenza. Finora – fa notare – è mancata la politica del governo sia sul piano della legge di riforma che nelle misure di sostegno e di incentivi economici. Vigileremo con le categorie professionali -
conclude il parlamentare Udc – affinché il governo mantenga l’importante impegno
assunto in Parlamento».
27 luglio 2010
Tagli: Quadrini (Udc) con Formigoni e contro la Lega
“Prima della campagna elettorale avevamo avvisato Formigoni del rischio di un governo regionale a trazione leghista e adesso la sua lotta contro questa manovra iniqua e antifederalista ci dà ragione”. È quanto ha dichiarato il capogruppo bresciano dell’Unione di Centro al Pirellone, Gianmarco Quadrini.
L’esponente centrista – informa una nota – ha poi posto l’accento “sulle gravi ripercussioni che i tagli lineari imposti alle regioni avranno sul trasporto pubblico lombardo e sui pendolari”, sottolineando che “il silenzio assordante della Lega è una vera presa in giro verso tutti i lombardi”.
Infatti, secondo Quadrini, “la Lega ha abbandonato Formigoni e attraverso le posizioni espresse dal vice presidente Gibelli dimostra di sostenere la scure romanocentrica di Tremonti”.
“I contraccolpi potrebbero essere molto pesanti e metteranno le aziende di trasporto pubblico davanti alla scelta di aumentare il prezzo del biglietto e di diminuire la frequenza delle corse, con la logica conseguenza”, ha aggiunto Quadrini, “che i lombardi sceglieranno l’auto propria per spostarsi aumentando così la congestione stradale, lo stress e soprattutto peggiorando la qualità dell’aria”
“La lega”, ha concluso Quadrini, “si è ridotta ad essere partito di lotta e di governo che applica la tolleranza zero a corrente alternata e che, a fronte di qualche decreto attuativo su questo finto federalismo, asseconda un provvedimento che spingerà Regione Lombardia a tagliare drasticamente i servizi ai cittadini. Formigoni ha tutte le ragioni dalla sua parte noi lo sosteniamo e ci aspettiamo che continui la sua battaglia con forza e coerenza”.
26 luglio 2010
Lega: Casini, finora tanto fumo e poco arrosto
Per il presidente dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, quello che ha fatto finora vedere la Lega Nord e’ stato ‘tanto fumo e poco arrosto’. Secondo il leader centrista anche nel Veneto ‘non c’e’ giorno che passi che non scoppino durissime contrapposizioni tra gli uomini della Lega.
Gli uni contro gli altri. Dovevano essere quelli che risolvevano i problemi’. Secondo Casini e’ importante che la gente ‘stia molta attenta nel distinguere quello che c’e’ di propaganda da quello che c’e’ di fatti concreti: finora – ha ribadito detto nuovamente – tanto fumo e poco arrosto’. ‘E’ innegabile – ha concluso -, hanno fatto una politica che e’ apparsa diversa alla gente. Ma non e’ la politica giusta, vedi la vicenda delle quote latte dove si trasgrediscono le regole e non si rispetta la legalita’. Se la sostanza e’ questa, vuol dire che la colpa e’ anche nostra che non abbiamo saputo parlare alla gente con il linguaggio della gente’.
23 luglio 2010
Sulla caccia Lega e PDL lasciano l’aula. UDC: “Gesto irresponsabile”
Lega e parte del Pdl lasciano l’aula, niente voto in commissione.
Bettoni: «grave mancanza di serietà».
Colpo di scena, ieri, in commissione Agricoltura al Pirellone. Non appena il capogruppo dell’Udc, Gianmarco Quadrini, ha iniziato a presentare il progetto di legge sulla caccia in deroga per la prossima stagione venatoria, infatti, la Lega Nord e parte del Pdl hanno abbandonato l’aula, facendo venire meno il numero legale. Tra le fila della maggioranza, è rimasto al suo posto solo il presidente della commissione, il bergamasco Carlo Saffioti (Pdl). Che ora osserva: «La posizione della Lega ha sorpreso molti. Penso e spero che questa rigidità sia dovuta a problemi tecnici, e non politici. Negli ultimi dieci anni, il Pdl e la Lega hanno sostenuto la caccia in deroga con determinazione».
Saffioti è uno dei tre firmatari del progetto di legge presentato ieri. Con lui, in un’alleanza trasversale, un altro bergamasco, Valerio Bettoni (Udc), e il già citato Quadrini. La proposta, valida per la prossima stagione venatoria, prevedeva la possibilità di sparare (con precisi limiti temporali e numerici) a sei specie: storno, fringuello, peppola, pispola, prispolone e frosone.
L’approdo in commissione del testo arriva a pochi giorni dalla sentenza della Corte di giustizia europea che ha condannato l’Italia per la legge regionale lombarda sulla caccia in deroga, ritenuta non completamente conforme alla direttiva europea sulla conservazione degli uccelli selvatici. A fine dicembre, la legge regionale in materia era già stata sospesa dal presidente della Corte di giustizia europea, con un’ordinanza poi recepita dal Pirellone.
Di «grave mancanza di serietà» da parte della maggioranza parla invece Valerio Bettoni. «Ci ha molto sorpresi questo abbandono dell’aula: da una maggioranza ci si aspetta che discuta i problemi. La norma, tra l’altro, era stata studiata, anche con la consulenza di esperti, per evitare sanzioni. Il Veneto, proprio in questi giorni, ha approvato una legge molto più permissiva di questa. Scappare è un segno di debolezza, e di scarso rispetto verso le istituzioni e i cittadini».
«Un gesto inaudito e irresponsabile – è stato definito dai Consiglieri dell’Unione di Centro al Pirellone, Gianmarco Quadrini e Valerio Bettoni: perché la maggioranza ha la responsabilità di affrontare e governare i problemi». «Di fronte alla nostra proposta di legge – hanno spiegato – chi in campagna elettorale ha speso parole e promesse verso il mondo venatario ha preferito nascondersi senza motivare la scelta e, proprio a ridosso del’inizio della stagione venataria, ha lasciato alle associazioni dei cacciatori lombardi un grave vuoto normativo. Un comportamento paradossale e irrispettoso che pone Regione Lombardia in ritardo rispetto ad altre Regioni italiane che hanno già trovato un quadro normativo soddisfacente e condiviso».
22 luglio 2010
QUOTE LATTE: LA LEGA HA UCCISO LA LEGALITA’ E LA PASSIONE DEGLI ALLEVATORI ONESTI
”Con la loro assenza i leghisti hanno ucciso la mucca onestina, simbolo della legalita’ e della passione degli allevatori perbene”. E’ quanto ha dichiarato Gianmarco Quadrini, Capogruppo dell’Unione di Centro al Pirellone, a margine
della manifestazione di oggi della Coldiretti davanti il Palazzo della Regione a Milano. Quadrini, commentando poi le dichiarazioni del Presidente del Consiglio regionale, Davide Boni, che ha definito ”di parte” il gesto del Presidente Formigoni di indossare il cappellino della Coldiretti, ha aggiunto che ”di parte e’ la loro scelta di sostenere irresponsabilmente l’illegalita’ di una minoranza di allevatori che da quindici anni non pagano le multe”.
Della stessa idea anche il Coordinatore regionale dell’Unione di Centro in Lombardia, Savino Pezzotta, il quale in una nota ha ricordato a Formigoni ”che la protesta della Coldiretti e’ solo uno dei risultati politici ampiamente previsti di un governo regionale e nazionale a sola trazione leghista”.
19 luglio 2010
Nei piccoli comuni unioni obbligate da subito
Entro settembre i comuni con meno di 5mila abitanti dovranno gestire in forma associata, tramite unioni o convenzioni, la gran parte delle proprie funzioni. La soglia minima di abitanti e di comuni delle gestioni associate sarà fissata con un Dpcm e, per le materie di propria competenza, con legge regionale. Questi comuni dovranno inoltre dare vita, entro la fine di novembre, a consorzi per la gestione associata dei consigli tributari. Nei prossimi mesi, quindi, la struttura e le competenze dei piccoli comuni saranno investiti da un ciclone che cambierà completamente la faccia e la struttura di quasi 6mila municipi.
Il testo della manovra votata al senato, che l’Anci in questa parte chiede di stralciare, lascia aperti però numerosi dubbi. In primo luogo, come si debba intendere la necessità della gestione associata per le «funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo, nella misura complessiva del 70% delle spese». Le altre funzioni da gestire in forma associata non sollevano particolari dubbi. Esse sono: polizia locale, istruzione, viabilità e trasporti, gestione del territorio e dell’ambiente, settore sociale. Occorre chiarire cosa voglia dire, in rapporto al vincolo che tocca gli enti con meno di 5mila abitanti, che i comuni appartenenti o già appartenuti a comunità montane, con popolazione stabilita dalla legge regionale e comunque inferiore a 3mila abitanti, hanno un obbligo di gestione associata.
La prima scelta che ognuno dei piccoli comuni, tranne Campione d’Italia e i comuni unici in un’isola, si troverà dinanzi nei prossimi mesi è quella del modello di gestione associata. Il legislatore offre le due alternative della unione e della convenzione mentre non viene consentita, almeno in forma esplicita, la possibilità della gestione associata tramite la comunità montana, che ai sensi dell’articolo 27 del Tuel è un’unione di comuni. In tale ambito, e fermo restando che si dovrà comunque raggiungere il numero di abitanti o di municipi minimo che sarà previsto dalla legge regionale e dal Dpcm, i comuni dovranno decidere se la gestione associata si occuperà di tutte le materie o se vi saranno più ambiti a secondo delle funzioni. Il legislatore consente entrambe le opzioni, in quanto pone solo il divieto di gestione in forma singola di funzioni fondamentali svolte in forma associata e quello di gestire la stessa funzione in più di una forma associata. Le leggi regionali potranno dettare ulteriori specificazioni.
15 luglio 2010
Quote latte, no ai ricatti della Lega
In queste ore sta avvenendo una cosa molto grave sulle quote latte nonostante l’impegno del ministro Galan, che ha chiesto di rispettare la legge e dare un segnale ai cittadini onesti abolendo l’emendamento che consente ai cosiddetti splafonatori di essere ancora una volta sanati.
Chiediamo al governo di dare un segnale ai cittadini onesti: sulle quote latte nuove truffe non sono accettabili, bisogna che chi deve pagare le multe le paghi, perché non si puo’ chiedere una manovra di sacrifici così come ci chiede l’Europa e poi consentire che i sacrifici li facciano solo i cittadini onesti.
E’ una grande questione morale. Chiediamo al governo di ripristinare la legalita’, di appoggiare la linea del governo espressa da Galan e non certo quella ancora una volta di sottostare ai ricatti della Lega.
15 luglio 2010
Bagnasco: servono nuovi politici cattolici Poi apre al federalismo «solidale»
E sulla disoccupazione: troppi senza lavoro, vedo gente seriamente preoccupata
Il capo dei vescovi italiani: non è una ricetta magica, ma più si è vicini alla realtà e più si è efficienti e oculati
ROMA – «L’affezione per la cosa pubblica sta scemando e sempre più rarefatto è il consenso intorno al bene comune, privilegiando ciascuno beni di piccolo cabotaggio e senza prospettiva alcuna». Così il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ribadisce l’appello ad una «nuova generazione di politici cattolici» lanciato nei mesi scorsi dal Papa e ripreso dal cardinale Tarcisio Bertone. «Anch’io – sottolinea Bagnasco in un’intervista all’’Osservatore romano’ – ho fatto riferimento a un ’sogno’ per evocare una direzione di marcia verso cui camminare. Nella prolusione mi riferivo appunto a ’una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni».
LA CHIESA E IL FEDERALISMO – Bagnasco ha poi parlato della politica italiana e in particolare dei progetti di riforma istituzionale incentrati sul federalismo. Il quale, per il capo dei vescovi, «non è una ricetta magica, ma rappresenta un’intuizione ben presente nella dottrina sociale della Chiesa». Un’apertura che viene spiegata così: «Più si è vicini alla realtà, più la si può accompagnare con efficienza e oculatezza. Ciò posto, il principio suddetto va coniugato con quello di solidarietà per evitare che chi sta indietro resti ancora più arretrato».
EMERGENZA DISOCCUPAZIONE – «Per quel che vedo con i miei occhi, c’è ancora molta disoccupazione – ha poi sottolineato l’arcivescovo – . E non scorgo concreti e sicuri segnali di inversione di tendenza, anche in grandi realtà industriali della mia Genova». «Serpeggiano tra la gente – ha aggiunto – preoccupazioni serie e pungenti. Non mi riferisco ovviamente a un discorso di macroeconomia per il quale non ho le competenze. Semplicemente constato che se gli strateghi possono rassicurare sul medio periodo, ritenendo che la strada giusta sia stata imboccata, come vescovo vedo molta gente senza lavoro e sono turbato da tanta sofferenza e insicurezza su come arrivare alla fine del mese». «Un certo assestamento – ha aggiunto – c’è stato perchè le famiglie si sono adattate, utilizzando meglio le risorse ed evitando gli sprechi. Però c’è una fascia che aveva ben poco da risparmiare e che obiettivamente è in affanno».
«LA MANOVRA SIA EQUA» – L’alto prelato è intervenuto anche sulla manovra economica e sul dibattito che vi ruota attorno. «Credo che il criterio dell’equità economica sia quello da seguire, dovendo ciascuno dare in rapporto alle proprie capacita – ha affermato -. Sta poi a chi ha la responsabilità politica affrontare in concreto la situazione, declinando l’equità economica dentro a una cornice di libertà politica e di coesione sociale. Solo così i tre valori in gioco – la libertà politica, la giustizia economica, la coesione sociale – si salvaguardano insieme».
PRETI PEDOFILI: INAMMISSIBILI RITARDI – Parte del discorso del vescovo ha ruotato attorno agli scandali sulla pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa cattolica. La crisi che l’istituzione sta vivendo, ha detto Bagnasco, a causa dei peccati di alcuni suoi membri, «è più subdola e chiede di essere smascherata attraverso un lineare riconoscimento dei fatti, seguendo un rigoroso percorso di penitenza che non ammette ritardi o attenuanti». Infatti «ciò che fa vacillare la Chiesa non sono gli attacchi, anche virulenti, che possono esserci da parte di chi nutre pregiudizi o ostilità nei riguardi della fede, ma quelli da parte di chi alla fede si appella, rinnegandola poi nel concreto con l’insipienza e lo scandalo dei suoi comportamenti».



